Dopo il ciclone Harry: navigare nel mare delle emozioni

Scienza, letteratura e solidarietà: il percorso didattico del nostro Istituto per trasformare la paura del mare nella forza collettiva di reagire e ricostruire

Il mare incanta, uccide, commuove, spaventa, costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, dolce, potente e imprevedibile. Ma soprattutto il mare chiama.” (Oceano Mare – Alessandro Baricco) Al rientro dalle devastazioni del ciclone Harry, gli alunni delle classi primarie  e secondarie di primo grado del nostro Istituto, hanno dedicato dei laboratori per rielaborare l’accaduto. Attraverso momenti di condivisione, circle time, studio scientifico del fenomeno ed esperimenti letterari, gli studenti hanno affrontato la tematica del mare, con la sua imprevedibilità, con la sua bellezza e con la sua paura, analizzando i diversi volti che il mare ci presenta. In alcune classi, grazie alla lettura di alcune pagine del capolavoro di Stefano D’Arrigo , frammenti di parole, dell’ “Horcynus Orca” , e altri testi “Oceano Mare” , “Il vecchio e il mare”, i ragazzi hanno raccontato la tempesta e risvegliato i ricordi, hanno compreso come il mare possa essere portatore di spensieratezza, ma anche di infelicità. L’energia descritta, nelle immagini e nelle parole degli scrittori e dei poeti ha fatto rivivere e metabolizzare la drammatica esperienza, ma anche fatto comprendere quanto sia importante per l’essere umano la forza di reagire alle avversità, l’unione e l’aiuto reciproco nei momenti più difficili. Nelle diverse classi gli alunni hanno rappresentato il ciclone con delle attività grafico pittoriche, hanno approfondito il fenomeno dal punto di vista scientifico e tecnologico attraverso video educativi e semplici esperimenti che mostrano come si possa generare un ciclone.

Oltre l’analisi scientifica e la rielaborazione letteraria, il percorso ha dedicato uno spazio profondo alla scoperta della solidarietà. Gli studenti hanno compreso come l’altruismo non sia solo un gesto gentile, ma una forza trasformativa e immediata capace di ricompattare una comunità ferita.

È proprio in questa unità che risiede il valore più autentico dell’esperienza vissuta: la consapevolezza che, se il mare può dividere e spaventare, la solidarietà permette di ricostruire in modo sostenibile, trasformando l’emergenza in un’occasione di crescita collettiva. Imparando a tendersi la mano, i nostri ragazzi hanno dimostrato che, per quanto potente possa essere la tempesta, la capacità umana di reagire e restare uniti è la bussola più preziosa per ritrovare la rotta verso la normalità.

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